jueves, 5 de febrero de 2026

Imparare una nuova lingua con i film: il metofo divertente, che funziona

 

Viviamo in un mondo sempre più connesso, dove conoscere più lingue non è solo un valore aggiunto, ma spesso una necessità.

Che si tratti di migliorare le opportunità di lavoro, viaggiare con facilità o semplicemente ampliare i propri orizzonti culturali, imparare un nuovo idioma è un obiettivo comune a molti. Se l’apprendimento di una lingua straniera può sembrare un’impresa troppo impegnativa e scoraggiante, ricorda che esiste un modo per farlo divertendosi, senza l’uso esclusivo di libri di grammatica e lezioni formali: il cinema.


  1. L’importanza dell’input autentico

Uno degli aspetti più preziosi del guardare film non doppiati è la possibilità di entrare in contatto con la lingua autentica, quella parlata quotidianamente dai madrelingua. Quando si studia una lingua sui libri di testo, spesso ci si limita a un linguaggio formale e strutturato, lontano dall’uso comune. I film, invece, offrono un accesso diretto a espressioni colloquiali, a giochi di parole, a frasi fatte e a quegli elementi tipici del linguaggio parlato che raramente si trovano nelle risorse tradizionali di apprendimento.

Guardare un film in lingua originale significa immergersi in dialoghi veri, con tutti i loro ritmi naturali, le interruzioni e le espressioni informali. Questo tipo di input è preziosissimo perché abitua l’orecchio a cogliere le sfumature della lingua, come accenti, cadenze e intonazioni.


Un altro vantaggio dei film è che espongono a un’ampia gamma di situazioni linguistiche. Ogni film è ambientato in un contesto diverso: può trattarsi di un dramma familiare, una commedia romantica o un thriller poliziesco, ognuno con il proprio repertorio linguistico. Questa varietà permette di ampliare il vocabolario in modo naturale e di vedere come la lingua cambia a seconda del contesto.

Attraverso i film si ha anche la possibilità di scoprire le diverse varianti della lingua. L’inglese, ad esempio, è parlato in maniera diversa negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Australia, e lo stesso vale per altre lingue come lo spagnolo o il francese.

 

  1. Miglioramento della comprensione orale

 

Guardare film in originale è uno dei modi migliori per sviluppare la comprensione orale, un aspetto cruciale nell’apprendimento di una nuova lingua.

A differenza delle lezioni tradizionali, dove il ritmo del parlato è spesso adattato agli studenti, nei film i dialoghi scorrono a velocità naturale, proprio come accade nella vita quotidiana. Questo è estremamente utile perché abitua a cogliere suoni, parole e frasi anche quando vengono pronunciate rapidamente o con accenti diversi. All’inizio può sembrare difficile riuscire a capire tutto ciò che viene detto, ma proprio questo “bagno linguistico” continuo favorisce un graduale miglioramento.

I sottotitoli rappresentano un alleato prezioso, soprattutto nelle prime fasi dell’apprendimento. Man mano che si acquisisce più sicurezza, si può passare ai sottotitoli nella lingua originale, per poi abbandonarli completamente e fare affidamento solo sull’ascolto.

Un altro vantaggio dell’apprendimento attraverso i film è la possibilità di ascoltare diverse voci e accenti. Nei libri di testo o nelle risorse audio standardizzate, spesso si ascoltano registrazioni con una pronuncia molto pulita e chiara, ma raramente le persone parlano in modo così perfetto nella vita reale.

 

  1. Arricchimento del vocabolario e delle espressioni idiomatiche

 

Uno degli aspetti più interessanti del guardare film in lingua originale è la possibilità di arricchire il proprio vocabolario in modo naturale e intuitivo. A differenza dei metodi tradizionali che spesso propongono liste di parole isolate e prive di contesto, i film offrono una varietà di situazioni quotidiane, dialoghi realistici e, soprattutto, un uso del linguaggio autentico.

Ogni film rappresenta un microcosmo linguistico che permette di esplorare aree diverse del vocabolario. Ad esempio, una commedia romantica esporrà a termini ed espressioni legati alla sfera delle relazioni personali, delle emozioni e delle interazioni quotidiane. Un film di fantascienza, invece, potrebbe introdurre a un linguaggio più tecnico o futuristico.

Oltre all’ampliamento del lessico, guardare film permette di apprendere espressioni idiomatiche e frasi fatte che spesso non si trovano nei libri di grammatica, e che rappresentano una parte essenziale di qualsiasi lingua. La conoscenza di queste espressioni arricchisce la capacità di comunicare e aiuta a evitare errori comuni dovuti a traduzioni letterali.

 

  1. Immersione nella cultura

 

Un aspetto spesso sottovalutato quando si impara una lingua è il suo legame indissolubile con la cultura del luogo. Ogni lingua è intrinsecamente collegata alla società che la parla, riflette il modo di pensare, i valori, le tradizioni e le abitudini di chi la usa. Guardare film in originale offre quindi non solo un’opportunità per apprendere nuove parole o migliorare la comprensione orale, ma anche per immergersi a fondo nella cultura di quella lingua, scoprendone gli aspetti più sottili e affascinanti.

Attraverso i film, si ha l’opportunità di osservare il modo in cui le persone interagiscono tra loro in situazioni reali, come affrontano le emozioni, come reagiscono ai conflitti o come vivono momenti di gioia e difficoltà. Un semplice dialogo tra due amici in un film può rivelare molto su come si esprimono sentimenti, opinioni o anche solo modi di essere formali o informali in un determinato luogo.

Più ti immergerai nella cultura locale attraverso i film, più sarai in grado di comprendere e utilizzare la lingua in modo fluente e appropriato.

 

  1. Imparare nuova lingua divertimento e motivazione

 

Uno degli ostacoli più comuni nell’apprendimento di una nuova lingua è la perdita di motivazione. Studiare grammatica, memorizzare liste di vocaboli e fare esercizi ripetitivi può risultare noioso e, a lungo andare, demotivante. Guardare film, invece, rende il processo di apprendimento molto più divertente e stimolante.

Quando si guarda un film in lingua originale, ci si immerge completamente nella trama, nelle emozioni dei personaggi, nei colpi di scena e nell’estetica visiva. Questo consente di apprendere senza la sensazione di star “studiando”. La naturalezza con cui si acquisiscono nuove parole e frasi in questo contesto è sorprendente: mentre si segue lo svolgersi della trama, la mente lavora per assimilare la lingua in modo passivo, ma efficace.

Guardare film in lingua originale è anche motivante in quanto permette di valutare passo passo i piccoli successi. All’inizio si potrebbe avere difficoltà a seguire i dialoghi, ma con il tempo si noterà un miglioramento significativo nella comprensione di parole e frasi. Questo senso di progresso è estremamente stimolante, poiché fa comprendere che ogni film visto è un passo avanti verso una maggiore padronanza della lingua.

Uno degli aspetti più divertenti dell’apprendimento attraverso i film è che può essere condiviso. Guardare un film in lingua originale con amici o familiari, discutere delle scene o dei dialoghi, confrontarsi su ciò che si è compreso o meno, può trasformare un’attività solitaria in un momento di condivisione.

 

  1. Suggerimenti pratici

 

Guardare film in lingua originale può essere un’esperienza appagante, ma per trarne il massimo beneficio è importante adottare alcune piccole strategie.

Il primo consiglio utile è iniziare con film che hai già visto nella tua lingua madre. Conoscere la trama e i personaggi ti permetterà di concentrarti maggiormente sui dialoghi e sulle espressioni linguistiche, senza preoccuparti troppo di capire cosa stia succedendo.

Se sei ad un livello iniziale o intermedio, è utile scegliere film con dialoghi semplici e situazioni facili da seguire. I film d’animazione, ad esempio, sono ottimi per questo scopo: i personaggi spesso parlano in modo chiaro e a un ritmo moderato, e le trame sono solitamente dirette e lineari. Commedie romantiche o film per famiglie possono essere altre buone opzioni, poiché le conversazioni ruotano intorno a situazioni di vita quotidiana e a un lessico comune.

Un’altra strategia efficace è quella di frammentare la visione del film. Invece di guardare un intero film tutto d’un fiato, puoi dividerlo in segmenti più brevi, concentrandoti su piccole porzioni di dialogo alla volta. Dopo aver visto una scena, puoi ripeterla con i sottotitoli o senza, cercando di capire parole o espressioni che ti erano sfuggite al primo ascolto. Questa tecnica di “ripasso attivo” ti aiuta a fissare meglio i nuovi termini e a migliorare la tua comprensione nel lungo periodo.

Infine, non dimenticare che la pratica costante è essenziale. Guardare film regolarmente ti aiuterà a migliorare gradualmente le tue competenze linguistiche, così come la tua familiarità con la cultura della lingua che stai imparando. La chiave è mantenere un approccio paziente e costante, evitando di voler comprendere tutto e subito.

Chi avrebbe mai detto che imparare una lingua potesse essere un’attività così piacevole? Guardare film non è solo un’ottima scusa per rilassarsi sul divano, ma anche un modo incredibilmente efficace per allenare orecchio e cervello, senza nemmeno accorgersene. E allora, stop ai sensi di colpa per le tue maratone di film e serie TV: con ogni sottotitolo letto e ogni scena ascoltata, sarai un passo più vicino alla padronanza di una lingua straniera!

Fonte delle informazioni: https://www.lastrolabio.it/imparare-nuova-lingua-con-i-film/

miércoles, 21 de enero de 2026

Come riprendere a studiare dopo le vacanze

 Le vacanze sono FINITE, si pregano i gentili studenti di tornare a incatenarsi alle loro scrivanie e ricominciare a studiare!”

L’Epifania che tutte le feste si porta via” è universalmente il proverbio più odiato da intere generazioni di studenti.

Solo a leggerlo senti un groppo che ti sale in gola e lo stomaco che ti si chiude, non è vero?

Anche perché non sarà un lento e graduale ritorno alla routine per farti ambientare. Se conosco bene come ragionano certi professori, ti avranno messo almeno un esame di quelli davvero tosti proprio nella prima settimana dopo il rientro.

Della serie: roviniamogli le vacanze e facciamogli subito capire che la pacchia è finita appena ritornano in classe.

Che tesori…

A malapena sei uscito dall’hangover di capodanno che già è il momento di rinchiudersi in camera a studiare. La sessione invernale è alle porte e scommetto che sei già in ritardo con le cose da studiare.

Così dopo aver vissuto gli ultimi attimi di felicità rimpinzandoti di dolcetti che hai trovato nella calza, è il momento di rimettersi a studiare.

Lo so, ti sembra di non aver mai smesso.

Solo che c’è un problema in più.

Studiare non ti è mai sembrato così difficile.

A Dicembre non sembrava così impegnativo aprire un libro e mettersi a studiare. Riuscivi a tenere tutto un altro ritmo e ti sembrava quasi di macinare pagine su pagine rispetto ad ora.

Dopo le prime due ore di studio hai aperto il libro, temperato almeno due volte tutte le matite nell’astuccio, hai provato tutti gli evidenziatori per vedere se funzionano ancora, hai pulito camera anche se non lo facevi dalla primavera del 1998, ordinato la scrivania, svuotato i cestini, contato quante palline avevi messo sull’albero, sei andato in bagno tre volte e hai fatto un paio di lavatrici.

E sei a pagina 2 di 687… Maledizione!

Anche se in qualche modo riesci a studiare una ventina di pagine ti ritrovi esausto. Stanco come dopo un’intera nottata di studio full immersion.

Com’è possibile?

Sei caduto vittima dalla Sindrome da Rientro

Una malattia che colpisce non solo chi studia ma anche chi lavora quando deve ricominciare con una routine dopo averla interrotta.

I sintomi sono diversi:

  1. Difficoltà nella concentrazione.
  2. Mal di testa.
  3. Stanchezza.
  4. Sensazione di confusione.
  5. Perdita di entusiasmo.
  6. Irritabilità.
  7. Dolori muscolari.
  8. Mal di testa.
  9. Tachicardia.

La causa è da individuare in due ormoni che il tuo corpo produce durante situazioni di stress.

Sono il cortisolo e l’adrenalina, entrambi prodotti dalle ghiandole surrenali.

Nel passato la produzione di questi due ormoni poteva letteralmente fare la differenza tra la vita e la morte. In situazioni di grave pericolo dove dovevi essere in grado di scappare a gambe levate con pochissimo preavviso. Pensa all’attacco di una belva feroce.

Al giorno d’oggi però non provi più momenti brevi e improvvisi di stress da paura, piuttosto vivi in una situazione di costante e perenne stress per ansia da prestazione o paura del fallimento.

Le minacce alla tua sicurezza fatte di bestie feroci e combattimenti per il territorio contro altre tribù, sono state sostituite da lavoro e studio, responsabilità, impegni, scadenze.

Orari per lavorare e orari per pranzare.

Vivi in un mondo in cui devi occuparti di guadagnarti il pane, di pagare le bollette, pensare ai figli e al mutuo da pagare, portare a riparare la macchina, insomma sei pieno di mille impegni e preoccupazioni che tengono costantemente attivi i meccanismi di stress.

Non fai fatica a studiare semplicemente perché non hai il “giusto atteggiamento” ma perché lo stress libera questi due ormoni nel tuo organismo abbassando la tua concentrazione.

Quando vai in vacanza il tuo corpo e la tua mente si rilassano completamente.

Non sei più vittima di tutti quegli impegni stressanti che prima ti opprimevano. Non hai scadenze tranne quelle che stabilisci tu. Ti svegli quando vuoi e passi le giornate a divertirti.

In una situazione del genere i livelli di adrenalina e cortisolo si abbassano.

Ma come tutte le belle cose, anche le vacanze finiscono…

Tutto d’un tratto sei travolto dalla miriade di impegni inderogabili e scadenze di ogni studente, primo tra tutti doverti alzare il lunedì mattina alle 7.00 invece che rimanere a poltrire fino all’ora di pranzo!

Il contrasto crea un picco di stress che riporta adrenalina e cortisolo a livelli stellari.

Per il tuo corpo che si era disabituato allo stress, l’impatto è devastante. Ecco spiegati i sintomi di prima.

Per uno studente l’impatto con lo stress è triplicato. A Gennaio ci sono gli esami della sessione invernale o le pagelle del primo quadrimestre da affrontare.

Ti stressano le valutazioni, ti stressano i tuoi genitori perché non studi, ti stressa dover rendergli conto perché gli esami sono andati male, ti stressa dover ripreparare l’esame o doverlo rimandare alla prossima sessione.

Nel frattempo sono anche ricominciate le lezioni e sei obbligato ad andare in classe perché registrano le presenze obbligatorie.

Poi certe volte cambiano aule e orari senza che nessuno sappia niente, d’altronde si sa… alle aule piace cambiare. Ci sono tirocini, laboratori, ore extra (ci sono sempre ore extra). E non hai più mamma a casa che ti fa trovare tutto pronto. Devi farti la spesa, cucinare e mangiare. Appena ti siedi per riposarti la coinquilina, quella simpatica, ti ricorda che è il tuo turno di pulizie in casa.

Chi non ha mai frequentato l’università potrebbe pensare che non tu non abbia altro da fare se non studiare e che la tua vita sia più che semplice.

Ma sai meglio di me che non è proprio così. Ci sono mille impegni da rispettare e l’ansia per gli esami e la paura del fallimento sono due compagne che pesano come un macigno sulla tua testa.

La Sindrome da Rientro può durare fino a tre settimane prima di sparire e quando finalmente sei riuscito a uscirne ti rendi conto di essere indietrissimo con le pagine che ti mancano.

La domanda a questo punto è: “come fai ad evitarla?”

Per tua fortuna non siamo più uomini delle caverne che non sanno affrontare i loro istinti. Puoi riuscire a contrastare l’aumento dei livelli di cortisone e adrenalina ma SOLO se seguirai esattamente tutto quello che sto per dirti.

Il modo migliore per non arrivare a stare male per lo stress è quello di prendere le cose con calma. Lo so, lo so. Per te che sei uno studente la parola calma sembra ormai diventata un’utopia…

Take it easy is the way!

Le 5 Regole per evitare un rientro traumatico dalle vacanze e salvare la tua sessione invernale

  1. Prenditi uno-due giorni di ambientamento al ritorno dalle vacanze per riabituarti alla vita di tutti i giorni senza però doverti mettere subito a studiare.
  2. Fai attenzione ai cambi di orario. Se non riesci durante gli ultimi giorni di vacanza ad andare a dormire e a svegliarti un pò più presto (sappiamo che non lo farai mai), allora nei primi giorni non alzarti alle 7.00 di mattina se fino al giorno prima eri abituato a svegliarti alle 11.00.
  3. Introduci un graduale carico di studio. Se fino al giorno prima pigroneggiavi beatamente, non pretendere di cominciare subito con una giornata full immersion di studio. Parti facendo qualche oretta il primo giorno e poi man mano andrai aumentando e in tre giorni sarai a regime.
  4. Concediti durante la giornata delle pause più lunghe in modo da riuscire a gestire meglio il ritorno del carico di lavoro.
  5. Tieni da parte almeno un giorno a settimana per del sano relax. Come ad esempio studiare dal lunedì al venerdì, ma poi concederti un sabato-domenica di vacanza al primo week end disponibile.

Tutti questi punti hanno però una falla che ora come ora non ti permette di metterli in pratica.

Per evitare la Sindrome da Rientro ti servirebbe tanto tempo, ma sai benissimo di non averne mai abbastanza.

Ti servirebbero quasi un paio di giorni di semi-vacanza per riprenderti dalle vacanze ma sai di non poterteli permettere. Non sai creare un masterplan del tuo piano di studi, non sai programmare le ore che ti servono per fare un esame e soprattutto (per ora) non sei in grado di preparare un intero esame in pochi giorni di studio.

Scommetto che il solo pensiero di cominciare con calma ti manda in paranoia.

Quindi so bene che ignorerai i consigli che ti ho appena dato e ti getterai in studiate full immersion mortali, entrerai in sindrome da rientro, brucerai in un attimo tutte le tue energie fisiche e mentali e sarai scarico e demotivato per tutto il resto della sessione.

Ok, ma quindi se sai che non posso permettermi di seguire i tuoi consigli come devo fare?

Ci sono alcuni studenti che hanno scoperto come preparare gli esami nella metà del tempo (o meno) che servirebbe a chiunque altro.

Possono permettersi di riprendere a studiare con calma serafica, si svegliano più tardi, e dedicano al massimo 2-3 ore al giorno ai libri.

Questi studenti non corrono mai il rischio di entrare in Sindrome da rientro. Sanno come rimanere concentrati e come non far salire lo stress alle stelle in periodo di esami. In poche parole sanno sfruttare al 110% il potenziale di ricarica delle vacanze e riescono ad esibirsi in performance leggendarie agli esami.


🔗 https://www.genioin21giorni.it/sindrome-da-rientro/




lunes, 1 de diciembre de 2025

L’italiano con le festività natalizie

 


Questo post raccoglie tutto ciò che è stato pubblicato su adgblog sulle festività del periodo natalizio. In ogni post troverete una o più attività didattiche e/o comprensioni per sviluppare lezioni per studenti di italiano L2/LS di un livello di conoscenza dall’A1 al C2. Buon divertimento (speriamo!) buon apprendimento e naturalmente buon Natale!

Caro Babbo Natale…. Impara l’italiano con una lettera modello per Babbo Natale (esercizio di livello A1).

Il Natale: attività interattive sul lessico (livello A1).

Quiz sul Natale: 10 domande facili (livello A1).

10 domande facili su Babbo Natale (livello A1).

Per le feste. Arricchisci il tuo lessico natalizio con questa breve attività (esercizio di livello A1).

“O è Natale tutti i giorni” una canzone di Irene Grandi (attività per livelli A1/A2)

Un pacco per te di Il Pagante ft. Lorella Cuccarini. Italiano con le canzoni di Natale (livelli A1/A2).

“La Befana trullallà”: una divertente canzone di Gianni Morandi, dedicata a quel simpatico personaggio  (esercizio di livello A2).

Canzoni di natale strapazzate. Per imparare l’italiano cantando due delle più popolari canzoni natalizie (esercizio di livello A2).

Il Natale: un esercizio sul lessico. Questa piccola comprensione sul tema del Natale vi permetterà di imparare o ripassare il lessico natalizio (esercizio di livello A2).

La fuga di Philippe: un esercizio di completamento. Un esercizio di lessico con la prima avventura di Philippe, la nostra renna/puntale. (esercizio di livello B1/B2)

Philippe è fuggito ancora! L’evasione raccontata con Giacomo Casanova, una canzone e le preposizioni. Un esercizio sulle preposizioni con la seconda avventura di Philippe la renna, ispirato da Giacomo Casanova (esercizio di livello B1/B2)

Italiano con la poesia: il periodo ipotetico con Philippe che torna nella scatola. Una poesia e un esercizio di grammatica con la terza puntata delle avventure di Philippe la renna (esercizio di livello B1/B2)

Italiano con un racconto natalizio: “Troppo Natale” di Dino Buzzati (livelli B1/B2)

Gli Italiani e le festività – Attività per studenti stranieri. Non solo Natale! Scopri quante feste ci sono in Italia e quali sono le tradizioni per ogni occasione. (attività di livello A2).

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Quiz: cosa è successo il 24 dicembre. In questo giorno sono successe un sacco di cose nel corso dei secoli. Scopriamole insieme (attività di livello B1).

Piatti e dolci italiani di Natale e Capodanno. Una carrellata delle tradizioni culinarie del periodo natalizio in Italia. (esercizio di livello B1).

Natali e regali: sos! Fare regali a Natale, mamma mia che stress! (esercizio di livello B1).

L’italiano col panforte: storia e ricetta. Se non lo conoscete scoprite questo delizioso dolce natalizio senese (esercizi di livello B1).

L’italiano col panettone. Migliora il tuo italiano scoprendo questo famoso dolce natalizio di Milano (esercizi di livello B1).

L’italiano col pandoro. Arricchisci il tuo vocabolario e impara la storia e altri segreti di questa sofficissima specialità veronese (esercizio di livello B1).

L’italiano mangiando con moderazione: “Cucina per gli stomachi deboli”, qualche indicazione di Pellegrino Artusi. Due esercizi di lessico per scherzare un po’ sulle grandi abbuffate di cibo del periodo natalizio. (esercizio di livello B1/B2)

Italiano con una filastrocca sul Natale di Gianni Rodari (con file audio). 4 attività per sviluppare la capacità di comprensione (esercizi di livello B1).

Quiz sulle feste italiane: capodanno e befana. Con il nostro quiz scopri la festa di Capodanno e quella della Befana! (esercizio di livello B2).

Quiz della Befana. Sai chi è la Befana? Quali sono le tradizioni legate a questo personaggio? Prova a rispondere alle domande del nostro quiz! (esercizio di livello B2).

Italiano con il lessico del natale: da “Il presepio dei sette anni” di Achille Campanile (esercizio e lettura di livello C1).

Tempo di regali (e di ricicli?). Per non buttare via nulla, né gli imballaggi, né quei doni non proprio graditi (lettura di livello C1).

Italiano con la letteratura: “La festa di Natale” di Carlo Collodi – parte 1 parte 2 e parte 3 (esercizi di livello C1).

L’italiano e la poesia: “La befana” di Giovanni Pascoli (esercizio e lettura di livello C1).

Avete mai visto la Befana? (esercizio di livello C1).

Un racconto per Natale da “L’oro di Napoli” di Giuseppe Marotta (lettura ed esercizi su lessico e verbi per C1/C2)

Il Natale con “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola (tempi e modi dei verbi e lessico per C1/C2)

Tempo di Natale con un brano di Leonardo Sciascia (passato remoto, discorso diretto e indiretto e lessico per C1/C2)


🔗https://www.adgblog.it/2014/12/22/litaliano-con-le-festivita-natalizie/




jueves, 6 de noviembre de 2025

4 semplici strategie per scrivere meglio in italiano

La scrittura è un’abilità fondamentale per gli studenti di italiano. Saper scrivere richiede una conoscenza di lessico, grammatica, ortografia, punteggiatura, struttura ma, soprattutto, richiede idee. Che tu stia scrivendo un tema, un’e-mail formale o semplicemente un messaggio a un amico, è importante comunicare in modo chiaro ed efficace.



Ma come puoi migliorare la tua scrittura in italiano? In questo articolo, esploreremo alcune strategie semplici che ti aiuteranno a scrivere meglio. Con i nostri consigli e un po’ di pratica costante, è possibile sviluppare notevolmente le proprie competenze linguistiche e comunicative.

Il primo passo è semplice: bisogna sedersi e iniziare.

Ecco 4 consigli per scrivere meglio in italiano.

1. Leggere molto

Innanzitutto devi leggere molto e variare gli argomenti: libri di fiabe, giornali, romanzi, riviste, blog, per esporti a diversi generi di scrittura. Questo ti permetterà di arricchire costantemente il tuo vocabolario, imparando nuove parole e le loro sfumature di significato.  Inoltre, presta attenzione ai testi e cerca di capire come sono strutturati: ci sono titoli? Come sono scritti i paragrafi? Che tipo di linguaggio viene utilizzato? Prendi nota delle frasi ben formulate o delle espressioni che ti colpiscono e cerca di utilizzarle nei tuoi scritti.


2. Tenere un diario

Oltre a leggero molto, un’altra buona pratica è tenere un diario in italiano, in cui appuntare parole ed espressioni nuove oppure in cui scrivere semplicemente un breve riassunto di un articolo che hai letto. La pratica rende perfetti, e questo vale anche per la scrittura. Dedica del tempo ogni giorno a scrivere in italiano, anche se sono solo brevi appunti o messaggi.


3. Scrivere in modo coeso

La coesione nella scrittura è saper usare vari strutture linguistiche per collegare singole frasi e idee. Questo è fondamentale per far fluire le nostre idee in modo naturale e aiutare il lettore a seguire ciò che stiamo dicendo.

Guarda questo testo e nota come le parole e le frasi sottolineate collegano le varie parti del testo:

Gentile dott.ssa Martini,

Le scrivo per avere informazioni riguardo al corso di preparazione dell’esame di italiano, particolarmente per i livelli C1 e C2. Prima di tutto vorrei sapere se il corso si tiene anche da remoto o solo in presenza, dato che al momento mi trovo a Lisbona. 

Oltre a ciò avrei bisogno di sapere se c’è ancora posto per il corso di giugno, anche se sono ancora indecisa su quale esame sostenere (C1 o C2).

Di seguito troverai due suggerimenti per aiutarti a strutturare un testo in modo coeso e coerente.

Usa segnali discorsivi per:

Organizzare ed elencare idee (es. prima di tutto, in secondo luogo, inoltre, infine, ecc.)

Fare esempi (es. ad esempio, per esempio, cioè, in altre parole, ecc.)

Comunicare idee contrastanti (da un lato, dall’altro lato, tuttavia, ecc.)

Esprimere conseguenze (di conseguenza, per questo motivo, ecco perché, ecc.)

Use prUsa i pronomi per riferirti a cose menzionate prima o dopo.


All’interno della nostra piattaforma Comunico ci sono molti esercizi interattivi per lavorare sulla coesione testuale. In particolare si lavora molto sui segnali discorsivi e sui pronomi per scrivere in modo più coeso e comprensibile. 




4. Essere organizzati

Pianifica: In primo luogo, devi pianificare il tuo testo in italiano, pensare a chi sarà il tuo lettore e all’obiettivo che vuoi raggiungere. Prenditi il tempo necessario per organizzare le tue idee.

Organizza: Il tuo testo sarà compreso molto più facilmente se è ben organizzato. Fai una lista di punti chiave da seguire per strutturare al meglio il tuo testo. Questo ti permetterà di avere una visione chiara del contenuto che vuoi esprimere e di mantenere la coerenza nel tuo testo.

Scrivi: Ora che hai pianificato e organizzato ciò che vuoi scrivere nella tua mente o lo hai abbozzato su un foglio di carta, inizia a scrivere.

Correggi: La revisione è una parte essenziale del processo di scrittura. Dopo aver scritto il tuo testo, rileggilo attentamente per individuare eventuali errori grammaticali, incongruenze o frasi poco chiare. Prenditi il tempo necessario per modificare e riscrivere le parti che necessitano di miglioramenti. Se possibile, chiedi a qualcuno di fiducia di rileggere il tuo scritto per darti un’opinione esterna.


Fonte: https://comunico-online.com/4-semplici-strategie-per-scrivere-meglio-in-italiano/

martes, 7 de octubre de 2025

Materiale didattico per Comprensione orale


Scopri la selezione  di attività dedicate alla comprensione orale dell’italiano per stranieri, studiate per sviluppare l’ascolto attivo e le capacità comunicative reali a ogni livello di competenza.


Le attività di ascolto sono organizzate in modo intuitivo su base di livello (QCER: A1, A2, B1, B2, ecc.), permettendo una navigazione immediata e personalizzata.




jueves, 4 de septiembre de 2025

7 curiosità sulla lingua italiana (e i suoi limiti)

 

Distinguere tra chi ospita e chi viene ospitato

Se parlate di vacanze e di soggiorni in lingua italiana, prima o poi vi accorgerete dell’esistenza di una parola ambigua. La parola in questione è ospite e quando la sentite, dovete stare molto attenti. Infatti, questo termine significa sia “persona che ospita” che “persona che viene ospitata”. In sostanza, ha due significati, uno l’opposto dell’altro (è un fenomeno linguistico che si chiama enantiosemia).

Questo non accade in lingue come l’inglese, dove è ben chiara la differenza tra host (chi ospita) e guest (chi è ospitato). In italiano però, non c’è modo di avere la stessa chiarezza e quindi nella realtà di tutti i giorni, l’unico modo che avete di capire il vero significato di “ospite” è quello di contestualizzare il termine.

Terminare le parole in consonante

Se ascoltate con attenzione una conversazione tra italofoni, vi accorgerete che utilizzano molto spesso parole inglesi. Fin qui tutto normale, specie se si parla di questioni legate alla tecnologia, alle scienze o al marketing. Ciò che rende curiosa la questione riguarda la pronuncia. Molti madrelingua italiani, infatti, non riescono a fare a meno di aggiungere una vocale muta indistinta alla fine di tutte le parole che finiscono in consonante. Quindi, non pronunciano network come farebbero gli inglesi, ma qualcosa di simile a networke. Se però chiedete a un italiano: “come mai hai aggiunto una E appena abbozzata alla fine della parola?” lui vi giurerà che non l’ha pronunciata affatto. E non perché sia bugiardo.

Tra le curiosità sulla lingua italiana, c’è infatti la sua fortissima propensione alla vocalità. Quasi tutte le parole, infatti, finiscono in vocale e il suono della consonante finale risulta quasi un controsenso, tanto appare spigoloso e stonato! Gli italiani sentono il bisogno di addolcire il tutto, e così aggiungono una vocale appena accennata a fine di parola. Se siete lettori attenti e conoscete l’italiano, sicuramente state pensando che esistono parole in questa lingua che finiscono per consonante e che non sono prestiti. Sto parlando di: peradconilun… tutto vero, ma considerate che queste parole sono legate foneticamente alla parola successiva, che finisce immancabilmente in vocale. Non possono mai comparire alla fine di una frase!

Distinguere frasi interrogative e affermative senza il tono

Nella maggior parte delle lingue europee, le domande vengono costruite tramite un costrutto frasale particolare, definito forma interrogativa. In italiano, però, questo costrutto non esiste. Inglesi, tedeschi e francesi sono sconcertati dal fatto che gli italiani riescono a capire perfettamente quando un interlocutore fa una domanda.

Si chiedono: ma come fanno a capirsi tra di loro? È una frase esattamente uguale all’affermativa! Il segreto degli italiani sta nella tonalità. Per capire se una frase è un’affermazione o una domanda, l’italofono tende l’orecchio verso le ultime sillabe. Se queste vengono pronunciate con un tono leggermente più alto rispetto al resto della frase, capisce che l’interlocutore gli sta chiedendo qualcosa. Nella lingua scritta, dove il tono non c’è, sarebbe impossibile comprendere il vero senso della frase… per fortuna hanno inventato i punti interrogativi!

Esprimere la forma neutra di un sostantivo

Un’altra cosa che lascia sconvolti gli inglesi che studiano l’italiano è il fatto che gli oggetti hanno un genere maschile o femminile. In inglese non succede, perché c’è il genere neutro. Questa curiosità sulla lingua italiana è davvero interessante, considerato che il latino, lingua dalla quale l’italiano deriva, possedeva il genere neutro. Ma evidentemente agli italiani (così come ai francesi e agli spagnoli) piaceva troppo l’idea di dare un sesso agli oggetti… e così hanno trasformato tutti i nomi neutri in maschili e femminili! In alcuni casi, addirittura, lo stesso termine è maschile al singolare e femminile al plurale. È il caso di uovo (maschile), che al plurale è uova (femminile), e dito (maschile), che al plurale è dita (femminile). La mancanza del genere neutro si fa sentire anche nella vita di tutti i giorni. Ad esempio: i nomi di professione sono quasi sempre declinati al maschile, anche quando sono svolti da donne.

Uscire dalla definizione di “lingua nazionale”

L’italiano è una lingua con una diffusione molto compatta. Oltre che nella Repubblica italiana, si parla a San Marino e nella Città del Vaticano, enclavi in territorio italiano. Inoltre, è lingua ufficiale nel Canton Ticino e nei Grigioni in Svizzera, ma sempre a ridosso dei confini italiani. Dal punto di vista numerico, gli italofoni che vivono in Italia sono in schiacciante maggioranza rispetto agli italofoni svizzeri o sammarinesi. La vicinanza geografica delle varie comunità che parlano italiano, ha fatto sì che la lingua di Dante si identificasse in modo molto forte come “lingua della Repubblica Italiana”. Non ha subito un processo di emancipazione dalla nazione d’origine come è invece avvenuto per altre lingue europee.

Se questo concetto vi appare fumoso e poco chiaro, eccovi qualche esempio comparato con altre importanti lingue europee. Prendiamo in esame l’inglese: non viene parlato solo in Gran Bretagna. È lingua ufficiale in decine di Stati sovrani e ha almeno due standard, quello britannico e quello americano. Lo spagnolo è parlato da più persone in Sudamerica che in Europa. Anche il portoghese, relegato all’estremo ovest dell’Europa, ha avuto una grandissima fortuna in Brasile e in alcune zone dell’Africa. La situazione del tedesco assomiglia un po’ di più a quella italiana. I germanofoni, infatti, vivono quasi tutti in un’area geograficamente limitata a quella del loro Paese, o strettamente limitrofa. A cambiare sono però le proporzioni numeriche: se i territori italofoni fuori dall’Italia contano qualche centinaio di migliaia di persone, i territori germanofoni fuori dalla Germania (principalmente la Svizzera tedesca e l’Austria) ne contano circa 15 milioni!

7 curiosità sulla lingua italiana

Illustrazione di Elena Lombardi

Riconoscere una regione dove si parla il “vero italiano”

Se conoscete un po’ di storia della lingua italiana, saprete sicuramente che l’attuale italiano si è sviluppato a Firenze. Saprete anche che nell’Ottocento il letterato Alessandro Manzoni scrisse il suo romanzo, “I Promessi Sposi” , ispirandosi al dialetto fiorentino. Il detto “sciacquare i panni in Arno”, riferendosi al fiume che passa per Firenze, è un modo di dire che nasce proprio da Manzoni, che voleva “lavare” i suoi scritti dagli influssi del lombardo e del francese per renderli più italiani. Detto ciò, potreste pensare che l’italiano sia strettamente legato a Firenze anche oggi. La realtà è ben diversa: dall’unità d’Italia in poi, l’importanza di Firenze e della sua parlata cittadina è andata man mano diminuendo.

Oggi nessuno considera il dialetto fiorentino come la varietà di italiano più prestigiosa. Anzi, la gorgia toscana, ossia la pronuncia aspirata della C dura, della T e della P, rende la pronuncia fiorentina davvero strana per chi utilizza l’italiano standard! Insomma, nell’Italia di oggi vige una situazione molto diversa da quella della Francia, dove la parlata parigina è considerata da secoli come la varietà di francese più pura. Idem per la Spagna, dove la Castiglia è ancora la culla dello spagnolo, tanto che è ancora diffuso il termine castigliano per riferirsi alla lingua di Cervantes.

Modificare la lingua standard per decreto

Se domani decidessimo di eliminare la parola rinoceronte dal vocabolario, probabilmente non ci riusciremmo. Questo per un motivo molto semplice: in Italia non esiste alcun ente normativo che si occupi specificamente della lingua italiana. In parole povere, nessuna istituzione pubblica ha il potere di modificare lo standard linguistico. Ma senza dubbio sapete che esiste la prestigiosa Accademia della Crusca, ossia la massima autorità su tutto ciò che riguarda la lingua italiana, dal XVI secolo. Quando hanno un dubbio o un quesito riguardo la propria lingua, gli italiani si rivolgono a questa antica accademia linguistica.

Quello che forse non sapete è che la Crusca ha un potere meramente consultivo, e non normativo. In sostanza, può dare consigli agli italiani su come parlare e scrivere correttamente il proprio idioma, ma non ha il potere di togliere o aggiungere parole e regole grammaticali alla lingua. L’Accademia della Crusca afferma che lo standard linguistico non si può modificare a tavolino, ma si trasforma con l’uso della lingua. I parlanti hanno, è il proprio il caso di dirlo, l’ultima parola! C’è da dire però che nel corso della storia d’Italia ci sono stati vari tentativi di modificare la lingua per legge.

Uno di questi avvenne durante la dittatura fascista, quando furono eliminati i prestiti da lingue straniere, sostituiti con termini italiani. Fu così che bar divenne mescitaslalom divenne obbligatacocktail divenne arlecchino e così via. Questa riforma però ebbe scarso successo: caduto il regime, gli italiani tornarono a usare i prestiti stranieri come e più di prima. Un tentativo più recente di modificare l’italiano avvenne nel 2001, quando fu approvato un decreto che vietava il cosiddetto “burocratese”, ossia tutto l’insieme di termini e modi di dire burocratici come suggellare o all’uopo , incomprensibili alla maggior parte degli italiani. Dal momento dell’entrata in vigore della legge, nei documenti pubblici non si sarebbero più dovuti scrivere ma la pubblica amministrazione continuò ugualmente a usare il suo linguaggio ampolloso e complesso. La legge, quasi mai applicata, fu infine abrogata nel 2013.

Insomma, da queste curiosità sulla lingua italiana, emerge una certezza: l’italiano non si può imbrigliare! È un cavallo selvaggio che va apprezzato non solo per la sua bellezza e per il suo prestigio, ma anche per le sue peculiarità!


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