jueves, 1 de noviembre de 2018

10 CONSIGLI PER NON AVER PAURA DI PARLARE UN’ALTRA LINGUA


Oggi voglio condividere un articolo scritto da Laura Bruna, studentessa spagnola che a breve si laureerà in Traduzione e Interpretazione all’Universidad Complutense di Madrid. Nel suo articolo Laura ci dà 10 consigli per non aver paura di parlare un’altra lingua.



Tutti sappiamo quanto oggi sia fondamentale conoscere a fondo un’altra lingua: saperla parlare, sia in forma scritta che orale, e capirla. Sono tantissime le persone che iniziano entusiaste l’avventura di apprendere l’inglese, ad esempio, ma non tutte ci riescono. Perché?
Si dice che agli spagnoli (ma anche agli italiani!) imparare le lingue non viene facile; soprattutto poi parlarle. Perché la pronuncia non è buona, perché non lo è nemmeno l’accento… E allora miglioriamoli! Intanto, dai anche un’occhiata a questi articoli del blog, che ti spiegano l’approccio giusto alla pronuncia e ti indicano degli strumento gratuiti in rete.
Quando inizi ad imparare una lingua, è imprescindibile individuare degli obiettiviporsi delle sfide, superarsi ogni giorno e soprattutto non mollare. Bùttati, e vedrai come, poco a poco, riuscirai a galleggiare nel mare dell’apprendimento della tua nuova lingua, anzi, dopo un po’ che avrai affinato la tecnica, sarai un provetto nuotatore. Di sicuro, la capacità più difficile da sviluppare è parlare, quindi è quella che devi praticare di più.
Per questo ora ti diamo alcuni consigli per non temere di parlare

1.     Pensa che non sarai mai ridicolo: il tuo interlocutore apprezzerà lo sforzo che fai per comunicare. Lascia perdere la vergogna.
2.     Il fatto di commettere piccoli errori grammaticali non significa che non sai parlare. Sai parlare se sai comunicare e per comunicare devi parlare in modo fluido e spontaneo. Quindi più pratichi, meno errori farai.
3.     Impara dai tuoi errori per non farli una seconda volta e affronta l’apprendimento con calma e divertimento.
4.     Se in un certo momento non ricordi una parola, non ti bloccare! Cerca di parafrasare, trova un sinonimo, dai una definizione, ecc.
5.     Sii perseverante: non serve a niente, ad esempio, dedicarsi pienamente alla lingua per una settimana e poi abbandonarla dopo qualche giorno. Devi essere costante.
6.     Non pensare nella tua lingua per poi tradurre nell’altra; pensa direttamente nella linga che stai studiando, anche se all’inizio ci vorrà pazienza e tempo.
7.     Cerca sempre di praticare la lingua orale con dei parlanti nativi; ti correggeranno e potrai migliorare molto più velocemente.
8.     Impara le frasi fatte, quelle idiomatiche, i verbi frasali: sono sempre i più utilizzati.
9.     Non dimenticare di avere una buona base di vocabolario; senza non potrai esprimerti, ti mancheranno davvero le parole. Leggi “Come imparare il vocabolario efficacemente
10.  Divertiti mentre apprendi la lingua, è davvero gratificante!

Le app di MosaLingua ti aiuteranno molto a conoscere il vocabolario più pratico utilizzato durante le prime conversazioni.
Dopo tutti questi consigli, per finire affronterò il punto di cui mi occupo. Voglio sinceramente che ti lanci a parlare, quindi ti lascio un po’ di link a siti web di scambi linguistici in cui trovare compagni con cui conversare. Grazie a internet questa è la soluzione ideale, perché ti permette di comunicare con gente di tutto il mondo senza uscire di casa. È il piano perfetto per tutti coloro che hanno appena il tempo di respirare. E non avrai scuse!


Tomado de: https://www.mosalingua.com/it/10-consigli-per-non-aver-paura-di-parlare-unaltra-lingua/


lunes, 1 de octubre de 2018

IL MOVIMENTO


A scuola si impara a stare fermi. Questa, purtroppo, è l’esperienza di molti. Lo stiracchiamento, il muoversi verso il compagno, l’alzarsi ‘troppo’ sono, spesso, visti come sospetti. Al pari degli errori, sono colti come problemi: l’insegnante rischia di perdere il controllo.
 
In una prospettiva più ampia, riconosciamo come nella cultura occidentale la corporeità non abbia goduto di una buona reputazione per secoli. Della tradizione antica, che pur attribuiva una certa importanza all’esercizio fisico, sono stati tramandati quei passaggi che, al contrario, assegnavano uno scarso valore al corpo, e una parte del cristianesimo di ciò ha fatto ampia eco. Pure la scienza moderna, nel suo primo affermarsi, prese le distanze dal corpo, visto come il regno dell’inaffidabilità: per Cartesio la verità è costituita da idee chiare e distinte che si presentano al pensiero (penso dunque sono), il quale, come tale, si scopre dimensione irriducibilmente altra dal corpo.
 
Convinzioni scritte nella nostra storia possono spiegare allora, come dice Mario Rinvolucri, il fatto che “gli insegnanti”, ancora oggi, “si dimenticano che gli studenti hanno un corpo”.
 
In realtà, segnali di una rivalutazione in ambito pedagogico ci sono: il concetto di “intelligenza cinestestica” si è andato diffondendo tra le aule; la medicina informa che le attività fisiche sono imprescindibili per il benessere della persona; sappiamo che il fatto di muoversi contribuisce al buon funzionamento dei processi cognitivi. Come insegnanti di lingua, poi, ci è ovvio che, nell’atto di apprendere una lingua, gli studenti sono esposti a un intreccio semiotico, all’interno del quale la componente non verbalesvolge un ruolo imprescindibile (suggeriamo, a tal proposito, la lettura del bel testo di Allan e Barbara Pease, Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi?, BUR, 2005).
 
È in quest’ottica positiva che è stato concepito il numero 26 di officina.it. Chi legge potrà trovare confermate intuizioni che andava maturando o imbattersi in piacevoli scoperte circa il ruolo che il corpo svolge nell’apprendimento in genere, e della lingua in particolare.
Auguriamo una lettura ‘dinamica’.

Nell’articolo Arcangela Mastromarco condivide le caratteristiche principali del TPR, Total Physical Response.

Andrea Marini, nell’intervista, mette in luce il valore centrale che il corpo assume durante l’apprendimento della lingua materna.

Nella sezione didattica condividiamo un’attività brillante, tratta dal volume MoviMente, curato da Christopher Humphris e pubblicato da ALMA Edizioni: la staffetta analitica. L’attività è volta a indurre gli allievi a operare l’analisi di un testo in maniera cooperativa e dinamica.

Nella sezione extra, infine, Paolo Torresan stila una serie di osservazioni tese a fare il punto sul perché non si possa prescindere dal corpo quando si parla di apprendimento.

I contenuti di questo numero di officina.it sono a cura di Paolo Torresan.
Redazione e coordinamento: Euridice Orlandino.


Tomado de: https://www.almaedizioni.it/it/officina/2016/officina-26/