miércoles, 8 de abril de 2020

APPLICAZIONI EVOLUTE DI PROGRAMMAZIONE NEURO LINGÜÍSTICA PER LA FORMAZIONE E L’APPRENDIMENTO

Applicazioni Evolute di Programmazione Neuro Linguistica

per la formazione e l’apprendimento

 

Metodo per il Training Linguistico e l’Hypnoapprendimento delle lingue straniere


Imparare significa scoprire quello che già sai.
Fare significa dimostrare che lo sai.
Insegnare è ricordare agli altri che sanno bene quanto te.
Siate tutti allievi, praticanti, maestri.
(Illusioni, Richard Bach)
Il metodo di Hypnoapprendimento delle lingue straniere combina le esperienze e le competenze di Interprete, di Coach e di Master Trainer di Programmazione Neuro Linguistica.
L’obiettivo primario del training linguistico è supportare l'allievo mentre impara ad imparare.
La didattica tradizionale, opportunamente strutturata e presentata in forma intensiva, viene favorita ed integrata con:
- tecniche di PNL per migliorare l'apprendimento e l'assimilazione concettuale, per approfondire e rendere più efficaci gli stati di concentrazione e memorizzazione;
- tecniche di autoipnosi per consolidare e potenziare l'apprendimento e, insieme al coaching linguistico, promuovono lo sblocco delle normali abilità logico-analitiche per integrarle con le innate capacità creative, la spinta motivazionale e il superamento di convinzioni limitanti.
Il Metodo consiste in moduli di incontri intensivi in full-immersion (insegnamento frontale integrato con coaching linguistico calibrato dal trainer linguista) da consolidare in autonomia dall’allievo quotidianamente con l’ascolto di tracce audio (audio-grammatica, audio-glossari) in rilassamento guidato ed eventualmente anche con esercizi, letture e ripassi secondo il tradizionale metodo analitico su dispense. Il lavoro viene verificato con un progress-check a distanza dopo alcune settimane dal seminario per rinnovare la relazione docente-allievo, valutare il livello di assimilazione, risolvere e superare eventuali blocchi, suggerire approfondimenti prima di procedere alla fase successiva di apprendimento.
Presupposti del metodo:

   Lo scopo è insegnare ad apprendere, stimolando in ogni singolo studente le proprie personali e uniche risorse di apprendimento ed elaborazione. La convinzione di base è che esistano potenzialità di apprendimento uniche in ogni individuo. Scopo del formatore-coach è farle emergere e portarle alla consapevolezza dello studente, che sarà l’attore protagonista del processo. In questa didattica integrata il docente non è tanto colui che eroga un proprio sapere, ma invece colui che sa comunicare e trasmettere conoscenze e saperi universali, ricevendone dall’allievo un feed-back dalla cui analisi deriva il successivo livello di formazione.

   L’apprendimento delle lingue (come di qualunque disciplina) è una capacità innata di ogni persona, direzionata dal naturale istinto di sopravvivenza nel caso della lingua e comunque alimentata dall’interesse e dalla curiosità. Come apprendono i bambini? Si divertono, sono curiosi, entusiasti, energici, amano il movimento e, nel caso delle abilità linguistiche, apprendono per “assorbimento”, perché frequentano la lingua. Se non esistono ostacoli oggettivi all’apprendimento, l’unico limite è rappresentato dalle credenze e convinzioni negative.

   Il livello e la qualità dell’apprendimento dipendono dallo stato psico-fisico: fisiologicamente un atteggiamento posturale rigido implica un’impostazione logico-analitica, ma rischia di bloccare le potenzialità creative e associative. Il ruolo del formatore è attivare entrambe le facoltà per permettere un apprendimento completo (lineare e creativo contemporaneamente). Le tecniche di respirazione, di rilassamento e l’autoipnosi accelerano, perché integrano, le normali facoltà di apprendimento.

   Il corpo comunica “globalmente”, quindi “olisticamente”: per questo grande importanza viene data agli stati di eccellenza personali durante l’apprendimento, fatti sì di abilità cognitive, ma anche, e prima, di stati fisiologici e ambientali ottimali: corpo e mente, anzi menti (l’emisfero destro e sinistro insieme) alleate. Proprio come la comunicazione, anche l’apprendimento è un’esperienza globale dell’individuo, che coinvolge sia le sue abilità razionali, sia il suo universo creativo e intuitivo.

   La valenza della comunicazione “globale”: un processo comunicativo è composto da una parte verbale, ossia logica (i concetti, le parole, che rappresentano il 7% della quota totale di comunicazione) e da una parte non verbale, ossia inconsapevole, rappresentata dalla comunicazione globale del corpo (linguaggio non verbale e  paraverbale, vale a dire in che modo “inconsciamente” comunichiamo con il corpo e con la voce). Questa parte rappresenta il 93% della comunicazione totale…per assurdo, per parlare una lingua straniera un ottimo punto di partenza sarebbe….non parlare! E lasciare che sia il corpo a parlare… Ne potrebbe quindi risultare che imparare una lingua straniera è molto meno impegnativo del previsto, circa il 93% in meno!
  
   La noia è nemica dell’apprendimento: la nostra mente si diverte ad imparare; lasciamola divertire e imparerà molto di più e molto più velocemente. Per questo motivo il formatore dirige l’attenzione e mantiene il focus dei propri allievi, stimolando continuamente il loro interesse e la loro curiosità. Il formatore è presente nel mantenere un ritmo dinamico nelle sessioni: attesa, sopresa, novità, emozione stimolano l’attenzione e focalizzano l’allievo. L’alternanza di attività di insegnamento / sperimentazione / dibattito / domande e risposte contribuiscono ad aumentare ulteriormente l’interesse e la partecipazione. Un’atomosfera di positiva distorsione temporale generata da un naturale stato di divertimento permette agli allievi di frequentare seminari di lunga durata avendo una percezione abbreviata del tempo. Le sessioni di rilassamento allentano lo stato di attenzione cosciente e agevolano il recupero di preziose energie “work-in-progress”.

  L’apprendimento “dinamico” implica la sperimentazione della conoscenza (creazione accelerata di connessioni sinaptiche). Integrando la didattica tradizionale con applicazioni di PNL (visualizzazioni e Time Line per esempio) si permette allo studente di sperimentare mentalmente la conoscenza, facilitando in questo modo il suo accesso nell’ambito della competenza inconscia.

  L’apprendimento eccellente è compreso all’interno di un paradigma di successo: con l’ausilio del formatore-coach l’allievo stabilisce un suo obiettivo” di apprendimento (nella sua accezione piennellistica), compreso in una strategia di eccellenza, lavorando sulla propria evoluzione personale, sull’espressione delle proprie risorse e potenzialità.

 In ultima analisi, il ruolo del formatore è accendere la passione all’apprendimento,
della disciplina di insegnamento nel breve termine e come stile di vita a lungo termine.
La mente non è un vaso da riempire,  ma un legno da far ardere,
perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
  
Nella formazione integrata il ruolo del docente diventa al tempo stesso quello di attore e di regista. Il formatore è attore di se stesso, ha una caratterizzazione e un copione: quello di essere un eccellente comunicatore oltre ad essere un esperto della sua disciplina. Il formatore è regista perché, mentre svolge il suo ruolo, sa anche giostrare i suoi attori-studenti sul suo stesso palcoscenico. Il formatore sa entrare in sintonia con ogni allievo, sa stabilire rapport naturalmente, sa comunicare all’emisfero sinistro veicolando con maestrìa e fluidità la comunicazione verbale e all’emisfero destro utilizzando ogni strumento di comunicazione non verbale; sa gestire ogni singolo feed-back e ricalibrare il livello comunicativo, pur rimanendo presente e consapevole di se stesso. L’opera è il miracolo dell’apprendimento!

Per questa ragione, alla preparazione professionale del docente si accompagna una attenta centratura personale. Prima delle sessioni la focalizzazione si concentra sul punto di equilibrio e sullo  stato di presenza ottimale; energeticamente si attiva ai massimi livelli. Sa applicare un protocollo di autocoaching per alimentare motivazione e convinzione del risultato della sessione (gli allievi apprendono!). Durante la sessione di insegnamento sa essere rilassato e sereno, ma al tempo stesso deciso e dinamico, spontaneo, incoraggiante, divertente, attento a ogni partecipante e pronto a celebrarne ogni piccolo successo.


Dai fondamenti teorici della Programmazione Neuro Linguistica
all’applicazione del Metodo del Training Linguistico e dell’Hypnoapprendimento delle lingue straniere

Ispirandosi ai lavori del linguista Noam Chomsky e alla sua teoria del linguaggio, i teorici della Programmazione Neuro Linguistica, John Grinder e Richard Bandler, applicano i principi della Struttura Profonda e della Struttura Superficiale del linguaggio per enunciare il principio della PNL “La mappa non è il territorio”.

Esistono una realtà oggettiva (il “territorio”, che è il mondo che sperimentiamo) e una realtà soggettiva (la “mappa”, che è l’immagine mentale che si crea nella mente a proposito della sperimentazione del mondo). Le due cose raramente coincidono… Esiste poi una differenza tra il nucleo di pensiero (la “struttura profonda” del linguaggio) e la parola che lo esprime (la “struttura superficiale” del linguaggio) Anche in questo caso le due cose raramente coincidono... Quasi come osservare un iceberg…la parte emersa e visibile (la parola) non rappresenta tutto l’iceberg (il pensiero)… Nella struttura profonda del linguaggio è presente il nucleo linguistico completo dell’esperienza (il territorio), che è molto diversa dal linguaggio utilizzato per comunicarla (la mappa), cioè la struttura superficiale. Questa rappresenta soltanto simbolicamente la struttura profonda del linguaggio, in quanto è il risultato di un complicato processo di filtraggio (i metamodelli elaborati dalla PNL, cioè i nostri processi interni di modellamento) e di scorciatoie attivate dalla mente per la sua naturale incapacità di elaborare tutti gli input; per questo la struttura superficiale è necessariamente incompleta e deformante, anche se può essere volontariamente arricchita con l’uso cosciente del linguaggio, cioè l’approccio analitico della PNL e dei suoi modelli di applicazione.

Secondo il linguista Chomsky nella struttura profonda del linguaggio esistono “strutture universali” (forse qualcosa di assimilabile agli archetipi di Jung?) che appartengono ai nuclei essenziali di qualunque lingua, le quali permettono all’individuo di organizzare i pensieri ed esprimerli. E’ una “Grammatica Universale”, una facoltà propria dell’uomo di elaborare i pensieri ed esprimersi con un linguaggio (struttura superficiale), che deriva dalla sua esperienza diretta di quell’ambiente, cioè di quello spazio e di quel tempo. Basandosi quindi sulla teoria dell’ “innatismo” si può affermare che ogni individuo possieda le normali potenzialità innate di imparare una lingua, e, aggiunge la PNL, se si può imparare una lingua, allora si possono imparare anche altre lingue…è sufficiente costruire sulla struttura profonda (innata, comune a tutti gli esseri umani) una struttura superficiale composta da suoni diversi, architetture di pensiero modificate, ingegnerie semantiche differenziate.


HYPNOAPPRENDIMENTO DELLE LINGUE STRANIERE

 Questo metodo integrato, che coniuga tradizione ed innovazione, si articola su tre livelli interdipendenti e interattivi:
                                1) COACHING LINGUISTICO
                                2) STRUMENTI DI LAVORO
                                3) PROGRAMMA DIDATTICO AD HOC

A) PRIMO LIVELLO – COACHING LINGUISTICO

Una fase di coaching precede l’esordio del training linguistico vero e proprio:

PRIMO PASSO: FISSARSI UN OBIETTIVO
L’ OBIETTIVO di lavoro di questo programma è IMPARARE AD IMPARARE UNA LINGUA.

La nostra mente ha bisogno di un obiettivo per attivarsi. Diamole una direzione! L’obiettivo di lavoro  permette di focalizzare l’attenzione, di concentrarsi nel processo di apprendimento, di dirigere l’interesse e di stimolare la curiosità, di amplificare l’energia mentale, affinché l’apprendimento diventi sempre più fluido ed efficace e possa essere motivo di scoperta e divertimento. Il divertimento potenzia l’apprendimento e facilita le associazioni mentali che rendono la memorizzazione più efficace, anche a lungo termine.

PASSO SUCCESSIVO: LA FORZA DELLA MOTIVAZIONE

Devo imparare la lingua o VOGLIO imparare la lingua?

Per quale ragione imparo la lingua?

Quanto mi motiva?

La motivazione rappresenta il carburante a disposizione nel serbatoio per il viaggio: una motivazione attivante permette di partire per un viaggio lungo, piacevole e proficuo.

 

ULTERIORE PASSO: LA CALAMITA DELLE CONVINZIONI LIMITANTI

Robert Dilts ci ricorda che: “Le nostre convinzioni sono una forza potentissima che agisce sul nostro comportamento. E’ saggezza comunemente condivisa che se qualcuno crede veramente di essere in grado di fare qualcosa, certamente la realizzerà, mentre se crede che una cosa sia impossibile, nessuno sforzo potrà convincerlo che tale cosa possa essere realizzata” (R. Dilts, I Livelli di Pensiero)

A volte, alcune convinzioni negative possono impedirci di raggiungere i nostri obiettivi:

-       “Non ho predisposizione ad imparare le lingue.. Sono sempre stato rimandato.”
-       ” Mah, proviamo... ho già fatto tanti corsi...”
-       “….ormai alla mia età non si impara più…”

e ancora tante altre… tutti pregiudizi che rallentano e allontanano il raggiungimento del nostro obiettivo.


La Programmazione Neuro Linguistica offre tecniche efficaci per superare gli stati limitanti e trasformare gli ostacoli in opportunità.

D’altra parte, le convinzioni potenzianti opportunamente dirette e messe a frutto alimentano la  motivazione in un circolo virtuoso accelerando il percorso verso l’obiettivo.

B) SECONDO LIVELLO

ESPLORAZIONE DEGLI STRUMENTI DI LAVORO NELLA FORMAZIONE INTEGRATA


LUCE

 Grazie alle tecniche di Lux Mind® (copyright ISI-CNV) basate sugli studi del Dott. Lefebure e integrate con tecniche di PNL, i docenti dell’ISI-CNV stimolano gli allievi ad attivare ed accedere ad ulteriori energie mentali. Vengono applicate tecniche integrate, in cui il fotoeco (fosfenini per la memoria visiva) si associa a stimoli uditivi (alternofonia per la memoria uditiva) e cenestesici (movimenti ritmici per la memoria muscolare) per ottimizzare e accelerare l’apprendimento.

“ In effetti la luce è un’energia. Colpendo l’occhio, provoca delle reazioni chimiche ed elettriche nel cervello, le quali producono delle sincronizzazione tra le cellule cerebrali, accelerando ed amplificando i processi fisiologici. La breve fissazione di una sorgente luminosa provoca l’apporto di una energia supplementare nell’insieme della massa cerebrale, il che migliora le capacità mentali (memoria, ideazione, creatività, iniziativa etc.), quindi l’intelligenza nel suo insieme” (Dr. F. Lefebure, Gli effetti del mixaggio fosfenico in pedagogia, Ed. Phosphénisme)

 

RESPIRAZIONE

Le tecniche di respirazione ritmica, oltre ad offrire un immediato riequilibrio delle nostre potenzialità, permettono di incrementare l’apporto di ossigeno all’interno del nostro corpo e di ottimizzarne l’utilizzo. Ricordiamo che l’ossigeno è energia!

 

RILASSAMENTO

Le tensioni muscolari disperdono energia: è come viaggiare con un buco nel serbatoio.... Grazie a tecniche di rilassamento e di autoipnosi impariamo a riconoscere e lasciare andare le tensioni e a predisporci adeguatamente allo stato di apprendimento. In stato di rilassamento il nostro emisfero creativo è altamente ricettivo e veloce ad offrirci associazioni ed intuizioni.

 

TECNICHE DI APPRENDIMENTO, CONCENTRAZIONE E MEMORIZZAZIONE

 Le tecniche sperimentate in aula permettono di accedere a stati di alto apprendimento e concentrazione. Il materiale audio fornito insieme alle dispense agevola e consolida la memorizzazione e l’assimilazione degli argomenti. Per la massima efficacia del programma occorre attenersi alle istruzioni del docente.

Le esercitazioni in aula preparano il lavoro individuale di interiorizzazione delle strutture grammaticali e sintattiche, come pure di assimilazione del vocabolario: per acquisire naturalmente un vocabolo sfruttiamo tutte le nostre risorse, lavorando sui diversi canali percettivi in sinestesia (VAK, cioè visivo, uditivo, cenestesico), sperimentando quel vocabolo mentalmente, lasciandoci guidare dalla nostra parte creativa nella costruzione di una immagine mentale che ci appartenga, che sia il più possibile reale, divertente ed anche un po’ assurda, dandole vita e movimento, completandola con suoni, articolazione vocale, sensazioni ed emozioni e qualunque altro elemento affiori spontaneamente alla nostra mente. In questo processo creativo le facoltà mentali sono particolarmente attive e ci aiutano a creare spontaneamente delle associazioni, collegando in un flash vocabolo italiano ed inglese, lavorando sulle assonanze dei due vocaboli.

Partiamo dal vocabolo italiano e costruiamo una nostra immagine mentale: questo processo è immediato se il vocabolo si riferisce a qualcosa di concreto (ad esempio una biro), diverso se il termine è astratto (la felicità), ma la nostra mente è altrettanto immediata nel lasciare affiorare spontaneamente la nostra esperienza di quel vocabolo.

Prendiamo ora il vocabolo inglese (pen), guardiamolo (V) e pronunciamolo (A), poi sperimentiamolo (K) e costruiamo un’immagine mentale lasciandoci guidare dal suono: una “pen” (=biro) diventa facilmente una “penna”.

Ora diamo vita, movimento, emozione e divertimento a quell’immagine mentale che è nata, lasciamo libera la nostra parte creativa senza limiti razionali, l’ironia e l’assurdita, “per assurdo” facilitano la memorizzazione.

Sperimentiamo un istante l’immagine/vocabolo. La penna potrebbe per esempio cominciare a svolazzare (ascoltiamo il rumore della vibrazione della penna nell’aria - A -) e disegnare,  con tanti colori colori ( V )  una persona che ci è particolarmente cara (sperimentiamo l’emozione – K -), mentre scrive con una biro .

Prendiamo il vocabolo astratto (felicità=happiness): guardiamo, pronunciamo, ascoltiamo, magari riscriviamo anche la parola “happiness”, poi sperimentiamo un momento felice (K), visualizziamoci (V) mentre, a bocca aperta parliamo felicemente (A) emettendo (l’h inglese deve essere pronunciata, emettendo aria dalla bocca) tante piccole api felici e sorridenti che svolazzano cantando “Felicità” di Albano e Romina mentre disegnano con il miele due “s” sopra una torta di compleanno (happiness si pronuncia “hapines”= h + apine +ss ).

L’istinto guida ognuno di noi in questo processo unico; più siamo rilassati (stato fisiologico potenziante), incuriositi (motivazione) e focalizzati nel processo di memorizzazione (l’obiettivo di lavoro), più facilmente lasciamo libere nostre potenzialità creative di esprimersi, divertendoci, emozionandoci, creando momenti di apprendimento totale. Buon divertimento!

C) TERZO LIVELLO
IL PROGRAMMA DIDATTICO

I contenuti e le abilità previste dal programma didattico si basano sui punti chiave del training linguistico:


1) PENSARE IN LINGUA, cioè imparare ad articolare istintivamente il pensiero e le parole  direttamente nella lingua strainiera, senza tradurre dall’Italiano. Arrivare alla “struttura profonda” del linguaggio facilita l’espressione della sua “struttura superficiale”. Per stimolare il processo di “pensare in lingua” servono:


2)   I SUONI DELLA LINGUA: esplorazione della fonetica come studio dei suoni propri di ogni linguaggio umano in termini di suoni specifici e di fisiologia del suono (come si articolano i suoni, consapevolezza del proprio apparato fonatorio). Assorbimento della musicalità e del ritmo della lingua straniera alla quale ci si accosta.


3)   LE PAROLE DELLA LINGUA (i mattoni della lingua): per parlare fluidamente una lingua è indispensabile conoscere “naturalmente” un vocabolario base. Questo significa che si associa istintivamamente ad un’immagine mentale un suono specifico in lingua straniera (la parola), senza tradurla dalla propria lingua madre. Senza i mattoni non si costruiscono le case... Questo meccanismo ci appartiene, è così che abbiamo imparato a parlare la nostra lingua madre. L’integrazione con tecniche di PNL e di memorizzazione avanzata facilita e potenzia questo processo.


4)   LA STRUTTURA DELLA LINGUA: ogni lingua possiede un’architettura di pensiero specifica, sulla base della quale un madrelingua inconsciamente si esprime e capisce l’interlocutore. E’ soltanto imparando a sbloccare la propria impostazione di pensiero (fissa) derivante dai processi di pensiero della propria lingua madre che si può accedere ad un potenziale di elasticità e fluidità di apprendimento ed espressione della lingua straniera. Questa parte di programma sviluppa la didattica tradizionale (grammatica, lessico, sintassi) a seconda dei livello di competenza verificato con un test di accesso.


La didattica è supportata da slides e strumenti multimediali (audio e video), questo in accordo con i presupposti della PNL, affinché l’apprendimento diventi un’esperienza (cenestesica) da vedere (visica) e ascoltare (uditiva) contemporaneamente. Nella preparazione delle slides il docente è attento a rendere fruibili le informazioni in modo chiaro (percezione uditiva), con l’ausilio di immagini e colori (percezione visiva) e, quando possibile, in movimento ed evoluzione (per soddisfare la percezione cenestesica).
Inoltre, in accordo con gli studi di Losanov e Gateva e del loro metodo suggestopedico per l’insegnamento delle lingue straniere, la fase di assimilazione viene stimolata già in aula attraverso la ripetizione per sperimentazione (imparo vedendo-ascoltando-facendo), coinvolgendo sia la sfera logica (il verbale), sia la sfera creativa (il non verbale), cioè l’espressività del corpo e l’uso della voce. Durante le sessioni di rilassamento si fa uso di musica classica barocca (mirabile compresenza di armonia, purezza di suono, coerenza del tempo e del ritmo) che favorisce l’allentarsi delle tensioni e predispone all’apprendimento globale.

lunes, 2 de marzo de 2020

Manager: oggi una competenza chiave è la lingua... italiana

di Lorenzo Cavalieri *

Nelle università e nelle scuole di management di tutto il mondo è molto di moda l’espressione Stem: Science, Technology, Engineering and Mathematics. Sono queste le discipline del futuro, gli ambiti di competenza su cui si devono concentrare i manager di oggi e quelli di domani. Si parla anche di pensiero computazionale: la capacità cioè di pensare come un informatico, in modo algoritmico, scomponendo problemi complessi in singole parti, più gestibili se affrontate una alla volta. In Italia l’identikit del manager perfetto è completato dalla conoscenza perfetta dell’inglese (e magari di un’ulteriore lingua straniera) e dalle cosiddette soft skills, le capacità creative, decisionali e di interazione efficace con gli altri.

A questo quadro tuttavia manca qualcosa, una competenza fondamentale che essendo stata sempre data per scontata non è mai entrata nel radar della formazione manageriale: la piena padronanza della lingua italiana. Oggi più che mai saper parlare e scrivere con una piena, disinvolta e forbita proprietà dell’italiano costituisce per chi lavora un enorme valore aggiunto. È un dato che suona paradossale se solo si pensa ai testi delle mail o alle conversazioni tipo che intercettiamo nella quotidianità: abbreviazioni, elenchi puntati, espressioni gergali, inglesismi, utilizzo di un numero sempre più limitato di parole.

Qualche anno fa un direttore del personale mi rivelò che un’analisi rigorosa svolta all’interno della sua azienda rivelava che le performance nelle vendite, nel recupero crediti e nell’assistenza ai clienti dei singoli erano correlate in modo impressionante al livello di padronanza della lingua italiana. L’abilità nel manipolare la lingua era l’indicatore più importante nel predire il successo delle persone. Questa rivelazione mi colpì molto e mi condusse ad osservare e ad approfondire il tema. Oggi posso affermare con convinzione che esistono almeno 4 motivi per cui un manager italiano, pur lavorando nel «villaggio globale», è in grado di correre con una marcia in più quando è capace di usare in modo speciale e distintivo la sua lingua madre:

1) Saper parlare bene in italiano significa riuscire ad adattare qualsiasi concetto al contesto, al destinatario, al mezzo. Questa competenza consiste nel saper variare adeguatamente struttura sintattica e registro linguistico a seconda che ci si trovi di fronte alla definizione di uno slogan pubblicitario o ad un contratto, a seconda che il mezzo sia un post su un Facebook o una lettera formale, a seconda che si tratti di una presentazione in pubblico o di un colloquio riservato. Oggi la capacità di plasmare le proprie parole in modo camaleontico è fondamentale perché chi ci legge o ci ascolta è pigro, presuntuoso e distratto da un sovraccarico di informazioni. Pretende di capire al volo, senza alcuno sforzo, ma soprattutto si distrae molto facilmente. Una mail lunga due righe più del dovuto non viene letta con attenzione perché percepita come troppo impegnativa; un concetto articolato in modo ridondante genera equivoci e incomprensioni perché il cervello del lettore/ascoltatore si disconnette ogniqualvolta percepisce complessità. Il manager che manipola la lingua è capace quindi di ottenere sempre l’attenzione vigile di chi legge e ascolta perché è capace di tagliare e cucire le frasi a seconda dei suoi obiettivi e del contesto in cui opera.

2) Saper parlare particolarmente bene in italiano significa per un manager avere un potente strumento di elaborazione creativa e di revisione critica di ciò che gli viene proposto. Questo meccanismo è ben visibile nelle dinamiche di apprendimento a scuola: i bambini che ripetono la lezione con parole proprie si stanno appropriando di un concetto, e nel contempo il loro cervello sta stabilendo nuove associazioni e conessioni, trovando nuovi significati. Il pensiero critico e quello creativo si formano in questo modo. Lo stesso accade nella testa di un manager che legge per esempio la bozza di una proposta contrattuale. Legge, elabora, ricostruisce e quando ha un vocabolario solido e articolato e una padronanza sintattica forte è in grado di scomporre e ricomporre in mille modi diversi i testi, e con i testi i concetti. In questo modo trova nuove opzioni e nuovi significati. I processi creativi nascono da questo giocare con le parole, spostarle, lavorare per associazioni, metafore. Pensiamo a quante idee ci vengono in mente quando leggiamo un articolo in italiano e quante invece quando leggiamo lo stesso articolo tradotto in un’altra lingua che conosciamo meno bene.

3) Saper parlare bene in italiano significa per un manager trovare le parole giuste per connettersi con chi gli sta intorno dal punto di vista emotivo. Gli esperti hanno dimostrato che il presupposto dell’intelligenza emotiva è la capacità di saper descrivere in modo esatto e ricco di sfumature le proprie emozioni. Il meccanismo cerebrale è semplice: se sono capace di descrivere (e quindi di riconoscere) in modo ricco ed esaustivo le mie emozioni aumentano le mie capacità di riconoscere quelle delle persone intorno a me. Per chi lavora questo significa avere un surplus di empatia. Significa di conseguenza saper motivare colleghi stanchi o depressi, significa poter gestire clienti contrariati, dire di no ai propri collaboratori in modo incisivo e al contempo rispettoso, significa commentare un errore senza giudicare.

4) Saper parlare bene in italiano significa potenziare la propria capacità di affabulare, di raccontare in modo affascinante e persuasivo. Viviamo in un tempo in cui il manager deve non solo organizzare qualcosa, ma deve forse soprattutto raccontare qualcosa. Nel mondo del management i concetti di narrazione e di storytelling hanno ormai travalicato i confini del marketing. Da questo punto di vista chi conosce profondamente l’italiano ha assorbito nella sua ricca esperienza di lettura gli schemi e i modelli del racconto ed è dunque spontaneamente, si potrebbe dire inconsapevolmente, un narratore.

* Managing Partner della società di consulenza e formazione Sparring

Tomado de: https://www.ilsole24ore.com/art/manager-oggi-competenza-chiave-e-lingua-italiana-ABQEEbhB

lunes, 2 de diciembre de 2019

VOCABOLARIO DEL NATALE: LE PAROLE PIÙ IMPORTANTI DA IMPARARE


Il Natale sta arrivando e abbiamo pensato che potremmo approfittare di questa occasione per lavorare un poco sul nostro vocabolario, imparando le parole più usate durante il periodo natalizio.

Vocabolario del Natale

Ecco i vocaboli più utili sul Natale e la loro traduzione nelle lingue inglese, francese, e spagnolo.

Italiano
Inglese
Francese
Spagnolo
abete
fir tree
le sapin
abeto
agrifoglio
holly
le houx
acebo
albero di Natale
Christmas tree
le sapin de noël
árbol de Navidad
angelo
angel
ange
ángel
Babbo Natale
Father Christmas / Santa Claus
le Père Noël
Papá Noel
Buon Natale
Merry Christmas
joyeux Noël
Feliz Navidad
calendario dell’Avvento
advent calendar
le calendrier de l’Avent
calendario de adviento
camino
chimney
la cheminée
la chimenea
campana
bell
la cloche
campana
candela
candle
la bougie
vela
canti di Natale
Christmas carols
chants de Noël
villancicos
decorazione
decoration
la décoration
decoración
Gesù bambino
Christ Child
l’enfant Jésus
niño Jesus
ghirlanda di Natale
Christmas garland
la guirlande de noël
Guirnalda de navidad
giocattoli
toy
le jouet
juguetes
giorno di Natale
Christmas Day
le jour de Noël
día de Navidad
Giorno di San Nicola
St Nicholas’ Day
Le jour de St Nicholas
Día de San Nicolás
Giorno di Santo Stefano
boxing day
le lendemain de noël
 día de San Esteban
lettera e Babbo Natale
letter to Santa Claus
lettre au père noël
carta a Papá Noel
lista dei desideri
list of wishes
liste de souhaits
lista de deseos
mercatino di Natale
Christmas market
le marché de Noël
mercadillo de Navidad
nastro
ribbon
le ruban
lazo
neve
snow
la neige
nieve
presepe
nativity scene
la crèche
belén
pupazzo di neve
snowman
le bonhomme de neige
muñeco de nieve
regalo
gift / present
cadeau
regalo / presente
renna
reindeer
le renne
reno
schiaccianoci
nutcracker
le casse noisette
cascanueces
slitta
sleigh
le traîneau
trineo
stella cometa
starlight
étoile de Bethléem
Estrella de Belén
Vigilia di Natale
Christmas Eve
le réveillon de Noël
Nochebuena
vin brulè
mulled wine
le vin chaud
vino caliente
vischio
mistletoe
du gui
muérdago



viernes, 1 de noviembre de 2019

STUDIARE LE LINGUE GIOVA ALLA SALUTE, ECCO PERCHÉ


Intraprendere lo studio delle lingue straniere è una delle attività più utili per la salute e per il lavoro. In passato si credeva che lo studio di una lingua straniera potesse creare scompiglio e confusione, per questo motivo si preferiva acquisire piena padronanza di una sola lingua, ora invece gli scienziati riconoscono i numerosi benefici delle lingue
Alcuni studiosi affermavano che l’apprendimento delle lingue fosse la causa di schizofrenia o di bipolarismo. Erano diversi gli studi che fomentavano l’idea che lo studio di due lingue fosse problematico, anche perché le persone bilingue prese in esame possedevano un vocabolario ristretto e limitato. Questi miti sono stati largamente smentiti da studi ed esperimenti scientifici che dimostrano i numerosi benefici per la salute.
Studiare le lingue giova alla salute, perché…
  • Favorisce la crescita cerebrale. Una lingua straniera è un groviglio di regole, strutture e lessico. Studiare le lingue comporta uno sforzo cerebrale. Il cervello deve gestire una lingua diversa e sviluppa delle abilità come il pensiero cognitivo e la capacità di risolvere i problemi. Le aree del cervello dedicate al linguaggio e alla memoria aumentano di volume e si sviluppano con l’apprendimento.

  • Ritarda la demenza. Uno studio condotto su un campione di circa settecento persone ha evidenziato che i bilingue ritardano e prevengono di almeno cinque anni l’insorgere di malattie come l’Alzheimer. È sorprendente come l’imparare una seconda lingua apporti maggiori benefici sulla salute rispetto ai farmaci.
  • È un toccasana per la memoria. Il cervello funziona al meglio solo se lo usi bene. L’apprendimento di una nuova lingua implica una certa familiarità con il lessico e le regole grammaticali e lo sforzo per ricordarle e applicarle. Le lingue straniere allenano la mente nella palestra del cervello. Questo è uno dei motivi per cui chi parla molte lingue è più portato a ricordare nomi, direzioni, informazioni e dati.
  • Affina la memoria. Uno studio pubblicato dall’Università spagnola di Pompeu Fabra ha dimostrato che i bilingue riescono meglio a percepire e ricordare anche dettagli apparentemente irrilevanti o ingannevoli. Non dovrebbe sorprenderti poiché i celebri detective Sherlock Holmes e Hercule Poirot erano anche bravi linguisti.


martes, 1 de octubre de 2019

5 ETAPES POUR ECRIRE DES DOCUMENTS D'AFFAIRES

L'exercice de l'écriture exige un examen et des formats spécifiques; en règle générale, sont destinées: la précision et la clarté, la simplicité de la lecture est un élément très apprécié car il donne des directives à terminer la lecture d'un texte tout à fait. L'écriture est une activité complexe dont les compétences sont développées au fil du temps.

Dans le vaste champ de ce qui concerne l'écriture sont en train d'écrire des documents commerciaux, sa structure est sur les schémas linéaires, omet toute ambiguïté et sont destinées à communiquer à un des problèmes bénéficiaires concernant les entreprises. Cette précision est une condition essentielle, la méthodologie implique la maîtrise de formulisms pour atteindre les objectifs spécifiques.

Les documents sont importants entreprises existants des sociétés, leur liste competería une partie écrite, mais voici quelques exemples: des discours, des rapports, des feuilles de travail, applications, campagnes, procès-verbaux, accords, fax, lettres à divers destinataires, des propositions , contrats, manuels, etc.

Voici 5 conseils de base pour la rédaction de textes d'affaires:

1. Connaître le type de document demandé. L'employeur assume généralement que le travailleur sait ce que chaque type de fichier et la façon dont il est établi; rédaction de textes professionnels tirés de la formation universitaire, mais il peut être oublié par désuétude. Rappelez-vous qu'il est d'abord nécessaire de rechercher la définition, un format approprié et enfin coller le style défendeur.

2. La connaissance de la structure de chaque institution. Dans les textes d'affaires, le plus souvent il est permis d'innovation, nous devons respecter les formats, placer les joints institutionnels où ils doivent aller, même si vous doutez de votre formulaire, vous devez consulter avant d'agir unilatéralement. Il applique des suggestions mais pas perdre de vue que chaque entreprise a une inertie du travail qui doit être respecté.

3. traitement de texte de domaine absolu. Vous devez être formé sur les nombreuses options proposées par les auteurs, leur conception est faite pour simplifier son utilisation, mais leurs causes ignorance qui ont des erreurs élémentaires lors de l'écriture et lui donner une forme spécifique; Il y a des forums où vous pouvez répondre à des questions, en plus d'utiliser l'icône d'aide de notre propre processeur.

4. Originalité. Faisant appel à une créativité de texte dans les affaires est une tâche complexe, mais le lecteur vous remerciera; l'utilisation de tokenism n'est pas passé, mais est un élément qui donnera caractère et formalité à notre écriture.

5. Relee et corrigé. Le temps est parfois un ennemi dans les entreprises, mais vous devez être le temps de faire une lecture à haute voix de nos autres d'écriture et demande de le lire, donc s'il y a des erreurs dans l'écriture, la confusion au moment erreurs verbales ou de syntaxe peuvent être facilement corrigées. Il est préférable de livrer un bien fait avec retard, une fois un mauvais document.

L'écriture est correctement un exercice qui sert à la vie, il y aurait éventuellement rejeter la possibilité d'entrer dans une lecture de l'atelier et de l'écriture, quelle que soit la race a été étudié, ajouter les leçons apprises après notre processus de formation.